giovedì 1 novembre 2012

UN CASO INSOLITO DI POLIZIA MORTUARIA


Possono esistere oggi dei “Cimiteri privati”?
Una breve noterella di approfondimento, rispetto a uno dei quesiti, talvolta curiosi od insoliti, cui capita di dover rispondere nella attività del Segretario comunale. Peraltro, siamo anche nei giorni dell’anno dedicati ai defunti…
In un Comune, qualche tempo fa, è stato “reistituito” un piccolo cimitero “annesso” ad una antica Abbazia, che servì e ora tornerà a servire come luogo di sepoltura dei Monaci. Sulla “disciplina” del nuovo cimitero non è però stato stabilito nulla, né è stato ancora aggiornato il Regolamento comunale di Polizia Mortuaria. Ci si interrogava infine sul fatto se il Comune dovesse occuparsi di quanto occorre per le sepolture (scavo della fossa etc.) e se fossero da esigere i relativi diritti cimiteriali.
Quid juris però in generale in questa materia?
Fatte alcune ricerche, sarei arrivato a queste preliminari conclusioni.
La fattispecie dei Cimiteri Privati era prevista e consentita dall’Ordinamento prima dell’entrata in vigore del Testo Unico delle leggi sanitarie nel 1934. L’art. 340 del TULS vieta la sepoltura di cadaveri fuori dai cimiteri, e consente un'eccezione per la tumulazione in cappelle poste fuori dalle mura cimiteriali che presentino come caratteristiche:
  • l'esclusiva destinazione alla pratica funebre della tumulazione;
  • che si tratti di cappelle private e gentilizie;
  • che si trovino a una distanza dai centri abitati non minore di quella prevista per i cimiteri, obbligati ad assicurare una fascia di rispetto per un raggio di 200 metri, che può essere ridotta dal consiglio comunale
Che prima del TULS esistessero cimiteri privati (in alcune città ve ne sono di monumentali e sono oggetto di visite) lo deduciamo anche dal 4° comma dell’art. 104 del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria, DPR 285/1990:
4. Le cappelle private costruite fuori dal cimitero, nonché cimiteri particolari, preesistenti alla data di entrata in vigore del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, sono soggetti, come i cimiteri comunali, alla vigilanza dell'autorità comunale.
Nel caso che si è presentato, del cimitero per i monaci dell’Abbazia, c’entra anche il Codice di Diritto canonico, al canone 1241:
Can. 1241 - §1. Le parrocchie e gli istituti religiosi possono avere il cimitero proprio.
§2. Anche le altre persone giuridiche o le famiglie possono avere un cimitero o un sepolcro peculiare, che va benedetto a giudizio dell'Ordinario del luogo.
Il raccordo tra la disciplina civile (che in ambito statuale ovviamente prevale) e quella canonica è stata ad esempio oggetto di una sentenza del Tar Veneto (Sent. n. 1192/09), così riassunta sulla rete Internet:
“La costruzione di cappelle private, anche utilizzate da istituti religiosi, è soggetta sia alle norme del diritto canonico sia a quelle del diritto civile statale. In particolare, il canone 1241 stabilisce che le parrocchie e gli istituti religiosi possano avere un cimitero proprio, così come le altre persone giuridiche o le famiglie, purché l’area a ciò destinata venga benedetta a giudizio dell’Ordinario del luogo. Secondo l’ordinamento canonico, dunque, anche gli istituti religiosi possono avere un cimitero proprio, purché sia garantita la sacralità del luogo, attraverso la benedizione e la dedicazione. Tuttavia, se questo è l’ambito di applicazione della disciplina dei cimiteri secondo il diritto canonico, altro è il profilo della presenza dei cimiteri secondo il diritto statale. Le leggi civili richiedono il rispetto di una serie di prescrizioni, volte in primo luogo a garantire l’igiene e la salubrità dei luoghi circostanti i cimiteri, pubblici o privati che siano. In questo senso, dunque, anche i cimiteri privati di proprietà di istituti religiosi debbono sottostare alle condizioni di salubrità ed igiene stabilite dal regolamento di polizia mortuaria. Non esiste quindi un conflitto fra le due normative, tale per cui una possa escludere l’altra, bensì è consentito, nel rispetto dei principi del diritto canonico, realizzare anche cimiteri privati, purché ciò avvenga con l’osservanza delle norme stabilite dal regolamento di polizia mortuaria.”
Dunque i cimiteri “privati” appaiono avere la possibilità di sopravvivere, specie se esistenti prima del 1934, ma devono rispettare le regole igienico sanitarie e le distanze delle leggi di polizia mortuaria. Il Comune ne ha la vigilanza e, altresì, nel momento di concedere le autorizzazioni al seppellimento, deve verificare per il defunto, se sussista lo jus sepulchri, cioè se sia soggetto appartenente alla famiglia o all’ente, ordine, corpo morale che dispone di quel luogo di sepoltura.
Per quanto riguarda la domanda – più pratica – se il Comune debba occuparsi di quanto occorre per l’inumazione, forse a stretto rigore bisognerebbe rispondere che, se il cimitero è privato, il privato deve occuparsi di spese e di quant’altro occorra. Ma il Comune deve anche vigilare che tutto sia compiuto per bene, per cui se si occupa direttamente della cosa, e poi addebita i medesimi diritti cimiteriali che riscuote per le sepolture nel cimitero comunale, tutto sommato non pare fuori luogo.
Forse la soluzione più corretta sarebbe che, con il consenso del titolare del cimitero privato, questa fattispecie venisse espressamente normata nel regolamento comunale di polizia mortuaria, non essendo altrimenti regolata dalle disposizioni statali in materia.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.