venerdì 9 novembre 2012

SPENDING REVIEW e CONTRIBUTI alle ASSOCIAZIONI dal 2013: cosa fare?


Recita l’art. 4 comma 6 del D.L. 95/2012 convertito in legge 135/2012:
6.  A decorrere dal 1° gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche in base a convenzioni, da enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria. Gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del codice civile, che forniscono servizi a favore dell'amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche.
Sono escluse le fondazioni istituite con lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico e l'alta formazione tecnologica e gli enti e le associazioni operanti nel campo dei servizi socio-assistenziali e dei beni ed attività culturali, dell'istruzione e della formazione, le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, gli enti di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, le associazioni sportive dilettantistiche di cui all'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, nonché le associazioni rappresentative, di coordinamento o di supporto degli enti territoriali e locali.
Siccome capita sovente che i Comuni “si avvalgano” di associazioni e comitati per alcune attività, spesso concedendo loro un contributo a parziale ristoro di servizi forniti all’Amministrazione o alla Comunità (caso tipico i Comitati o le Associazioni di vario tipo che si occupano di organizzare feste patronali, eventi e spettacoli etc.). Si potrà ancora fare dal 2013 e a quali condizioni?
Ricostruiamo la normativa: negli articoli da 13 a 42 del C.C. troviamo regolati i seguenti soggetti:
1)    Le Società
2)    Fondazioni e Associazioni riconosciute (ricordiamo che la fondazione è un ente costituito da un patrimonio preordinato al perseguimento di un determinato scopo)
3)    Associazioni non riconosciute e comitati (espressione della libertà associativa di cui all’art. 18 della Costituzione)
Il secondo periodo del comma 6 esclude dal divieto di ricevere contributi alcune tipologie. Per alcune di esse l’esclusione è data dal campo di attività: servizi socio-assistenziali e dei beni ed attività culturali, dell'istruzione e della formazione, associazioni rappresentative, di coordinamento o di supporto degli enti territoriali e locali.
Per le altre tipologie di “enti no-profit” dalla loro natura, ricavabile dalle specifiche norme che se occupano:
a)    Associazioni di promozione sociale (l. 383/2000)
b)    Enti di volontariato (l. 266/1991)
c)    ONG (l. 49/87)
d)    Cooperative sociali (l. 381/1991)
e)    ASD (l. 289/2002)
A mio giudizio può essere più complesso individuare le Associazioni di promozione sociale (APS), perché le altre, o per Statuto o per Registro pubblico di obbligatoria iscrizione sono meglio catalogabili.
Le APS si distinguono dalle altre associazioni, secondo quanto dice la legge 383:
1. Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati.
2. Non sono considerate associazioni di promozione sociale, ai fini e per gli effetti della presente legge, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.
3. Non costituiscono altresì associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all'ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale.
Le APS possono iscriversi in particolari registri pubblici, regionali o provinciali, ma non necessariamente devono.
Quindi, per capire se mi trovo davanti a una Associazione di Promozione Sociale dovrò esaminarne gli statuti e atti costitutivi e capire se rispettano i canoni della legge 383/2000, in specie l’art. 3.
3.  Atto costitutivo e statuto.
1. Le associazioni di promozione sociale si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l'altro essere indicata la sede legale. Nello statuto devono essere espressamente previsti:
a) la denominazione;
b) l'oggetto sociale;
c) l'attribuzione della rappresentanza legale dell'associazione;
d) l'assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette;
e) l'obbligo di reinvestire l'eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;
f) le norme sull'ordinamento interno ispirato a princìpi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell'elettività delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro per la solidarietà sociale, sentito l'Osservatorio nazionale di cui all'articolo 11, può consentire deroghe alla presente disposizione;
g) i criteri per l'ammissione e l'esclusione degli associati ed i loro diritti e obblighi;
h) l'obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;
i) le modalità di scioglimento dell'associazione;
l) l'obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.
Quindi la sintesi finale è che potrò continuare a erogare un contributo ad una Associazione di promozione sociale che – a titolo gratuito – eroghi servizi a favore dell’Amministrazione, magari impegnandosi ad organizzare eventi, feste e manifestazioni. Tuttavia dovrò accertarmi che l’Associazione o il Comitato posseggano le caratteristiche che la legge richiede per questa c categoria di soggetti.

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