giovedì 15 novembre 2012

LA STORIA DEL GALEONE "VASA"

Pubblico oggi la storia, tratta da Wikipedia, del Galeone "Vasa" voluto dal Re di Svezia che, pur privo di competenze tecniche, volle interferire con la sua costruzione perché fosse più grande e bello di quelli delle altre nazioni.
La storia, che non conoscevo, me l'ha raccontata un Sindaco con il quale ho lavorato diversi anni, e di cui ho  apprezzato la competenza e il senso di rispetto dei ruoli. La vicenda è una perfetta metafora, a mio avviso, di quello che capita molte volte nel lavoro professionale, a proposito della separazione tra tecnica e politica.

LA STORIA DEL GALEONE VASA
La costruzione della nave fu afflitta da frequenti interferenze da parte del re di Svezia.
Poco dopo che la chiglia fu impostata, il re, venuto a conoscenza di costruzioni analoghe nelle nazioni concorrenti fece forti pressioni perché la nave fosse modificata, allungandola significativamente. Il mastro carpentiere, che aveva supervisionato fino ad allora la costruzione, si ammalò e morì lasciando ai suoi inesperti apprendisti, alla vedova ed al fratello, la responsabilità di proseguire, per di più con la presenza assillante del re che interferiva, pur non avendo specifiche conoscenze tecniche, con la costruzione.
Il re ottenne quindi dopo l'allungamento l'aggiunta di un secondo ponte di cannoni. Il vascello che ne risultò era imponente, il meglio equipaggiato e il più pesantemente armato della sua epoca, ma era anche troppo lungo e soprattutto troppo alto rispetto alla larghezza; le masse ingenti ad alta elevazione, rispetto al baricentro, lo resero pericolosamente instabile. Un aumento di stabilità fu ottenuto aumentando la zavorra, ma al prezzo di una maggiore immersione dello scafo.
Il collaudo, e la costituzione del carico 
La prova standard di stabilità dell'epoca consisteva nel far correre contemporaneamente trenta marinai da un lato all'altro della nave per farla dondolare. Quando ciò venne fatto sul Vasa, la nave oscillò notevolmente e la prova venne fermata. Poiché nessuno aveva avuto il coraggio di informare il re, la nave fu dichiarata pronta per prendere il mare.
Come era in uso all'epoca le sovrastrutture decorative avevano una funzione importante, anche se di fatto erano limitate alla sola inaugurazione, (dopo le inaugurazioni le navi erano spogliate e ridotte all'essenziale per poter navigare); il Vasa non fece eccezione: aveva tutte le fiancate coperte di statue in legno dorate e colorate, sui ponti erano issati palii e stendardi. La dotazione di armamento dei cannoni dovette, su richiesta del re, essere allestita completa di palle e barili di polveri.
Furono poi portate a bordo tonnellate di quadri, arredi, vasellame, cristallerie, come precisamente voluto dal re, il livello di immersione dello scafo era pericolosamente vicino ai portelli dei cannoni di maggior calibro, che come prescritto dalle regole di stabilità erano alloggiati al ponte inferiore.
L'inaugurazione e il disastro
Al momento della partenza molti invitati salirono a bordo all'ultimo momento. Il 10 agosto 1628 il Vasa issò le vele per il suo viaggio inaugurale poco al largo del porto di Stoccolma dove era stato costruito. Appena fuori dal porto, dopo poche miglia di percorso, una folata di vento lo fece inclinare su di un lato, ma con perizia il timoniere riuscì a raddrizzarlo. Una seconda folata di vento però lo inclinò nuovamente e l'acqua iniziò ad entrare nello scafo attraverso i portelli dei cannoni. La nave affondò molto rapidamente, adagiandosi su di un fondale fangoso poco profondo (la regione marina attorno a Stoccolma è sostanzialmente una laguna); le vittime del naufragio furono forse 50 (il numero esatto non fu mai definito, data la confusione che precedette la partenza e che seguì l'evento) fra cui anche mogli e figli di alcuni membri dell'equipaggio, comunque molti di meno di quanti ci si potesse attendere, dato che i marinai a bordo temevano e si attendevano un tale tipo di evento.

2 commenti:

  1. ...gia' ma la notizia che oggi viene tradamandata e' l'affondamento per errore di progettazione e di costruzione ....
    Furono i tecnici a sbagliare , non il re.....

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  2. grande Livio! Grazie per la storia e per il Blog!
    Barbara Capo

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